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Giugno 8, 2026
Secondo le previsioni dell’Istat, l’economia crescerà dello 0,7% nel 2026 e nel 2027, sostenuta soprattutto dalla domanda interna e dagli investimenti legati al Pnrr. Restano però le incognite legate inflazione, costi energetici e tensioni geopolitiche internazionali.
L’economia italiana dovrebbe mantenere un ritmo di crescita contenuto nei prossimi due anni. Secondo le "Prospettive per l’economia italiana nel 2026-2027" dell’Istat (link al documento integrale in pdf), il Pil aumenterà dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, dopo il +0,5% registrato nel 2025. La crescita sarà sostenuta principalmente dalla domanda interna, mentre il contributo del commercio estero risentirà degli effetti delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e del conseguente aumento dei prezzi energetici. In particolare, la domanda estera netta avrà un impatto negativo nel 2026 e neutrale nel 2027.
Per quel che riguarda i consumi, nel 2026 cresceranno dello 0,6%, frenati dall’aumento dell’inflazione e da una crescita più contenuta dei redditi. Nel 2027 è previsto un lieve miglioramento, con una crescita dello 0,7%. Gli investimenti continueranno a crescere grazie alla spinta del Pnrr, con un incremento del 2,2% nel 2026, ma rallenteranno sensibilmente l’anno successivo (+0,5%) per effetto di condizioni finanziarie meno favorevoli e della progressiva riduzione degli incentivi pubblici.
Anche il mercato del lavoro dovrebbe mantenere segnali positivi. L’occupazione continuerà ad aumentare, seppure a un ritmo più moderato rispetto agli anni precedenti, mentre il tasso di disoccupazione è previsto in calo al 5,5% nel 2026, per poi stabilizzarsi nel 2027.
L’inflazione tornerà a rappresentare un elemento di attenzione. Il rialzo delle quotazioni delle materie prime energetiche dovrebbe spingere il deflatore della spesa delle famiglie al 2,9% nel 2026, prima di un ritorno verso il 2% nel 2027 grazie all’allentamento delle tensioni internazionali.
Lo scenario resta caratterizzato da una forte incertezza. Dall’inizio del 2026 le nuove crisi geopolitiche hanno alimentato la volatilità dei mercati energetici, trasferendo pressioni sui prezzi al consumo e aumentando le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi di interesse. Un contesto che rischia di incidere sulla fiducia di famiglie e imprese, con possibili ripercussioni su consumi e investimenti. A livello internazionale, le principali istituzioni prevedono un rallentamento della crescita mondiale nel 2026. Le ultime stime della Commissione europea indicano un aumento del Pil globale del 2,8%, in calo rispetto al 3,4% del 2025, seguito da una ripresa al 3,2% nel 2027. Per l’area euro è attesa una crescita dello 0,9% nel 2026, penalizzata dall’aumento dei costi energetici, dal credito più oneroso e dalle persistenti incertezze geopolitiche e commerciali. L’inflazione più elevata dovrebbe limitare la capacità di spesa delle famiglie e favorire un incremento del risparmio precauzionale, mentre le imprese potrebbero ridurre i piani di investimento a causa delle prospettive di crescita più deboli e dei margini di profitto sotto pressione. Nel 2027, il graduale rientro dei prezzi delle materie prime e un possibile allentamento delle tensioni internazionali potrebbero favorire una nuova accelerazione dell’economia europea.
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