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Min.Lavoro: XVI Rapporto – Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato il XVI Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia“, curato dalla Direzione Generale per le politiche migratorie e per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Dipartimento per le politiche sociali, del terzo settore e migratorie del MLPS, in collaborazione con la Direzione Generale delle Politiche attive del lavoro, dei servizi per il lavoro e degli incentivi all’occupazione, la Direzione Generale per l’Innovazione e l’organizzazione digitale, la statistica e la ricerca, INPS, lNAIL, Istat, Unioncamere, Banca Mondiale, OCSE e Sviluppo Lav.

IL QUADRO DEMOGRAFICO


Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2026 sono 5,6 milioni (il 9,4% del totale della popolazione), in aumento di 188 mila unità su base annua (+3,5%). Nello stesso periodo la popolazione con cittadinanza italiana cala di 189 mila unità (-0,4%). Tra il 2014 e il 2026 la componente straniera cresce di 772 mila unità (+16,1%), a fronte di una flessione dei nativi di 2,2 milioni. Il 58,1% degli stranieri (3,2 milioni) risiede nel Nord del Paese, il 24,2% (1,3 milioni) al Centro e il restante 17,7% (986 mila) nel Mezzogiorno, dove però la presenza straniera cresce più rapidamente (+39,9% dal 2014). La comunità più numerosa resta quella rumena (oltre un milione, circa un quinto del totale), seguita da albanese e marocchina; le crescite più marcate riguardano tunisini (+12,2%), bangladesi (+10,9%) e peruviani (+10,4%). Nel corso del 2024 sono stati rilasciati 290 mila nuovi permessi di soggiorno a cittadini di Paesi Non UE, in calo del 12,3% rispetto al 2023. I permessi sono stati rilasciati nel 36,1% dei casi per motivi familiari e nel 35,9% per protezione e asilo; quelli per lavoro incidono solo per il 13,9% e quelli per studio per il 6,9%.

Circa un quinto dei nuovi permessi è stato rilasciato in Lombardia (61 mila), segue l’Emilia-Romagna (28 mila, 9,5% del totale). Il 41,5% dei permessi nel Lazio ha durata superiore ad un anno; in Valle d’Aosta questa tipologia di permesso pesa per il 5,0%. In Molise il 53,9% dei permessi ha una durata massima di sei mesi; in Veneto e nel Lazio i permessi di più breve durata rappresentano rispettivamente il 22,8% e il 23,7%.

LA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI LAVORATORI STRANIERI

Nel 2025 il numero di occupati supera i 24 milioni. Gli occupati stranieri sono oltre 2,5 milioni (il 10,7% del totale).
Rispetto al 2024 l’incremento complessivo degli occupati è di 185 mila unità (+0,8%), trainato dalla componente straniera: i lavoratori non comunitari crescono del 3,6%, i comunitari dell’1,2% e gli italiani dello 0,5%.
Prosegue la riduzione delle persone in cerca di occupazione (-5,3%, -88 mila), con il calo più marcato tra gli stranieri UE (-22,5%). Il tasso di occupazione per gli italiani è pari al 62,5%; tra gli Ue raggiunge il 66,4% mentre per i Non UE si attesta al 61,6%, ma con differenze di genere assai pronunciate: il 76,0% degli uomini Non UE è occupato, contro il 45,7% delle donne (oltre 30 punti di divario).

Il tasso di disoccupazione resta più alto tra gli stranieri (Non UE 9,6%; UE 7,8%) rispetto agli italiani (5,8%), pur in calo per tutte le componenti. Il tasso di inattività è sostanzialmente stabile (33,3%), ma tra le donne Non UE raggiunge il 48,3%, quasi tre volte quello degli uomini.I settori con la più alta incidenza di occupati stranieri sono i Altri Servizi collettivi e personali (29,8%), Agricoltura (21.5%), Alberghi e ristoranti (19,2%) e Costruzioni (17,9%).

LA DINAMICA DI ASSUNZIONI E CESSAZIONI: I DATI DI FLUSSO

Nel corso del 2025 si sono registrate 2.750.125 attivazioni di rapporti di lavoro che hanno interessato cittadini stranieri (+2,5% sul 2024, un quinto del totale). Circa l’80% delle attivazioni (2.191.993, +4,6%) ha riguardato lavoratori Non UE; la restante parte (558.132, -5,2%) ha interessato lavoratori comunitari.
Il comparto con la più alta concentrazione di attivazioni di stranieri è l’Agricoltura (45,5%), seguito da Costruzioni (38,2%), Industria in senso stretto (25,9%), Commercio e riparazioni (16,4%) e Altre attività nei Servizi (15,2%). Le cittadinanze con gli incrementi tendenziali maggiori sono Bangladesh (+20,3%), Egitto (+14,9%), Perù (+14,5%), India (+12,4%) e Tunisia (+12,3%).


Circa il 73% dei contratti sottoscritti dai cittadini stranieri è a tempo determinato, circa 8 punti percentuali in più rispetto ai cittadini italiani (64,7%). Nel lavoro domestico sono stati attivati 375 mila rapporti, di cui circa il 70% di stranieri (di cui il 52,6% ha riguardato la componente Non UE), in larga parte donne (88%) e con quasi 8 contratti su 10 a tempo indeterminato. Le cessazioni crescono dell’1% (+7,2% per i Non UE, -4,9% per i comunitari). Tra le altre forme contrattuali, i tirocini extracurricolari per stranieri salgono a 32 mila (+4%), mentre i rapporti in somministrazione calano lievemente (-0,9%, ma +2,4% per i Non UE).

I FABBISOGNI DI LAVORATORI STRANIERI DELLE IMPRESE ITALIANE

Per il 2025 le imprese hanno programmato oltre 1.359.000 entrate destinate a lavoratori stranieri, un massimo storico, su un complesso di oltre 5,8 milioni di entrate totali. Anche l’incidenza degli stranieri sul totale delle entrate programmate segna un record, salendo al 23,4%. Da segnalare che il 90% di queste entrate riguarda persone già residenti in Italia: solo 143 mila si ipotizza verranno reclutate all’estero.

Dal punto di vista settoriale, il fabbisogno più consistente emerge nei servizi (762 mila entrate, 56,1% del totale), seguiti dall’industria (412 mila, 30,3%) e dal settore primario, dove però la quota di stranieri sul totale delle entrate raggiunge il valore più alto (quasi il 43%). Emerge una netta polarizzazione: l’incidenza straniera va dal 9,5% nelle professioni intellettuali al 31,6% in quelle non qualificate. In oltre un caso su due (53,7%), nel 2025 le imprese hanno riscontrato difficoltà di reperimento per le ricerche di personale destinate a lavoratori stranieri, un fenomeno più intenso rispetto al personale non immigrato (44,9%). Geograficamente, il 60% della domanda si concentra al Nord, con Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana in testa.

IMPRENDITORIA STRANIERA

Nel 2025 il numero di imprese individuali con titolare non comunitario è di 389.472 (il 13,4% del totale, stabile rispetto al 2024). Le incidenze più alte si registrano in Liguria (21,4%), Toscana (20,1%), Lombardia (18,8%) ed Emilia-Romagna (16,7%).

Gli imprenditori non comunitari sono prevalentemente concentrati ei settori Commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli etc. (il 35,1% del totale) e nelle Costruzioni (il 24,9%), mentre la restante quota si distribuisce fra gli altri settori e prevalentemente nelle Attività manifatturiere (7,5%), nel settore delle Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (6,9%) e in Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (6,2%).

Circa l’80% delle imprese rientra nella classe dimensionale 0-1 addetto. Nell’ultimo anno si rilevano 30.508 cessazioni a fronte di 54.363 iscrizioni, per un saldo positivo di +23.845 unità.

GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

Nel 2025 il numero di beneficiari di integrazione salariale ordinaria (CIGO) con cittadinanza non comunitaria è di 115.129 unità (il 18,5% del totale), in larghissima prevalenza uomini (93,1%). I beneficiari di integrazione salariale straordinaria (CIGS) non comunitari sono 10.438 (5,5% del totale). Nel corso del 2025 sono stati 3.594 i lavoratori con cittadinanza in Paesi non comunitari che hanno beneficiato dell’assegno ordinario dei fondi di solidarietà, il 13,3% del totale di beneficiari (27.019).

L’indennità di disoccupazione NASpI ha registrato 2.845.005 beneficiari nel 2025, dei quali 515.125 con cittadinanza non comunitaria (18% del totale), concentrati in Lombardia (22%), Emilia-Romagna (12%) e Veneto (11%). Per la disoccupazione agricola (dato 2024) i non comunitari sono 136 mila, il 26,6% del totale.
Per l’anno 2024 i beneficiari di disoccupazione agricola sono 512.309, di cui il 26,6%, pari a 136.439 unità, con cittadinanza non comunitaria (80,8% maschi e 19,2% femmine). Tale percentuale è in lieve crescita rispetto all’anno precedente (25% nel 2023).

INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI

Per il 2025 le denunce di infortunio sono circa 517 mila (+1% rispetto all’anno precedente). Gli infortuni occorsi ai lavoratori stranieri sono stati 123 mila, il 24% del totale; di questi 103.163 hanno riguardato i non comunitari e 19.765 i comunitari. Le denunce registrate dai colleghi italiani sono state circa 394mila (76% circa del totale).
Le denunce di infortunio con esito mortale presentate dai la voratori stranieri sono state 251 (23,1% del totale), in crescita di 25 casi. Si è registrato un incremento per i non comunitari (+29 casi; da 173 a 202) mentre per i comunitari si è avuto un calo (-4; da 53 a 49). In diminuzione le denunce di infortunio mortale dei colleghi italiani (da 851 a 834; 17 casi in meno).

I settori che hanno registrato il maggior numero di infortuni tra i lavoratori immigrati, escludendo i casi non codificati, sono risultati il Manifatturiero (27,2%), le Costruzioni (15,5%), il Trasporto e magazzinaggio (14,0%), i Servizi di supporto alle imprese (10,3%) e la Sanità (8,5%).

Sui dati consolidati 2024, gli infortunati stranieri sono più giovani degli italiani (età media 41 contro 44 anni), in prevalenza maschi e concentrati al Nord. Le Costruzioni restano il settore più rischioso per gli infortuni mortali, seguite da Trasporto e magazzinaggio e Attività manifatturiere.

Le denunce di malattia professionale degli stranieri crescono fortemente (+18,6% nel 2025). Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio si confermano le prime tre tipologie denunciate.

PREVIDENZA E ASSISTENZA SOCIALE

Le pensioni di Invalidità, Vecchiaia e Superstiti erogate dall’INPS a cittadini non comunitari alla fine del 2025 sono 160.794, pari allo 0,95% del totale delle pensioni INPS dello stesso tipo (16.840.238); di esse 56.104 (34,9%) vengono erogate a uomini e 104.690 (65,1%) a donne.

L’80,5% delle pensioni previdenziali (IVS) erogate a non comunitari è destinato a beneficiari residenti in Italia: si tratta di 129.446 pensioni, delle quali il 62,3% erogate a donne. I beneficiari sono più giovani della media: il 18,7% ha meno di 60 anni, contro il 3,2% del complesso.

Alla fine del 2025 l’INPS ha erogato a cittadini non comunitari 180.781 pensioni assistenziali, pari al 4,1% del totale (4.417.761); di esse 86.973 (48,1%) vengono erogate a uomini e 93.808 (51,9%) a donne.

 

 

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