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L'outlook della settimana. Il punto al 22 settembre 2026

Opportunità e nuove tensioni da innovazione, export, prezzi

L’economia italiana entra nell’autunno con alcuni segnali di tenuta, ma anche con elementi di fragilità che impongono attenzione, mentre l’intelligenza artificiale si afferma come una leva decisiva per la competitività delle imprese e dell’intero sistema europeo.

L’intelligenza artificiale come scelta produttiva

L’intelligenza artificiale non è più soltanto una prospettiva tecnologica: sta entrando, con velocità e intensità diverse, nei processi produttivi e nelle strategie aziendali. Secondo Unioncamere, tra il 2024 e il 2025 la quota di imprese che utilizza soluzioni di IA è salita dal 13,1% al 19,5%. Nell’industria la diffusione ha raggiunto il 13,6%, quasi raddoppiando in un anno. Il dato segnala una tendenza significativa, ma anche una trasformazione ancora disomogenea. Le imprese più aperte all’innovazione, alla ricerca e ai mercati esteri sono generalmente quelle che dispongono delle condizioni migliori per introdurre l’IA in modo efficace. La tecnologia, da sola, non basta: occorre ripensare organizzazione, competenze, prodotti e relazioni con i clienti.
È questo il punto richiamato da Kristalina Georgieva, Direttrice Generale del FMI, nell’intervento sulla corsa globale all’intelligenza artificiale. Per l’Europa, l’obiettivo non è solo adottare strumenti avanzati, ma utilizzarli per sostenere produttività e crescita, preservando al tempo stesso il proprio modello sociale. Anche il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta ha sottolineato come l’innovazione incida ormai su crescita, inflazione, mercati finanziari e sistemi di pagamento, rendendo necessaria una capacità di adattamento delle istituzioni. L’adozione resta comunque selettiva, sia a livello di Paesi sia per grado di istruzione, settore e ambito lavorativo. Lo mostra anche l’Osservatorio Dismamusica 2026realizzato con Format Research: nel settore degli strumenti musicali emergono andamenti differenziati e un utilizzo dell’IA ancora limitato.

Export: resistere nelle nuove rotte del commercio

Un punto di forza della competitività italiana sta nella capacità di mantenere una presenza internazionale forte in un commercio mondiale frammentato. A luglio le esportazioni sono cresciute dello 0,3% rispetto a giugno, grazie soprattutto all’aumento delle vendite verso i Paesi extra Ue (+6,9%), che ha compensato il calo dell’export verso l’area comunitaria (-5,6%). Nello stesso mese le importazioni sono diminuite dell’1,2%. Il Rapporto Export di Confindustria descrive bene il contesto: rischi geopolitici e barriere commerciali restano elevati, ma gli scambi mondiali continuano a crescere. Le vendite italiane negli Stati Uniti mantengono una dinamica positiva nonostante i dazi, mentre cresce la pressione delle importazioni cinesi, in particolare nei comparti tecnologici e nei prodotti a basso prezzo. Per il Made in Italy la partita non riguarda soltanto i volumi esportati. Riguarda il posizionamento nei segmenti a maggiore valore aggiunto, dove qualità, design, cultura produttiva e capacità manageriale possono fare la differenza. Lo evidenzia anche l’analisi di Banca Ifis L’Economia della Bellezza: l’alto artigianato può rafforzare la propria presenza globale quando l’eccellenza tecnica diventa anche organizzazione, marca e strategia industriale.

Credito e consumi, mentre risalgono i prezzi

Ad agosto i prestiti a famiglie e imprese sono cresciuti del 3,4% su base annua. A luglio l’aumento è stato del 4,1% per le imprese e del 2,6% per le famiglie: un segnale di maggiore disponibilità di risorse per consumi e investimenti.
La Congiuntura Confcommercio rileva una situazione ancora favorevole nei servizi, sostenuti dal turismo internazionale, dal lavoro e da una fiducia in lieve miglioramento. Più debole appare invece il comparto delle costruzioni: a luglio la produzione è diminuita dell’1,4% rispetto a giugno.
Il principale fattore di preoccupazione resta l’inflazione sulla quale pesano le tensioni in Medio Oriente e i rialzi dei prezzi energetici. In agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo è salito del 3,3% su base annua, dal 2,9% di luglio. Nell’area euro, secondo Eurostat, l’inflazione ha raggiunto il 3,2%. Un’evoluzione che può incidere sui consumi delle famiglie e restringere gli spazi di manovra della politica monetaria nei prossimi mesi.

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